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Daniele Pasca e New York: l’importanza di essere un maratoneta

45ma NEW YORK CITY MARATHON

1 Novembre 2015

Metti le meritate vacanze dopo un anno di lavoro… Metti che in previsione c’è un soggiorno di 8 giorni nella “grande mela”… Metti gli eventi che coincidono nel cuore della stagione autunnale in quella città… Metti l’essere un runner… Metti un desiderio da qualche anno di confrontarsi nel percorrere la fatidica distanza… Metti il chiedere il consiglio e il sentirsi dire ciò che in fondo ci si aspetta… Metti il tanto entusiasmo ed un sogno da voler realizzare. Ecco tutti gli ingredienti che sono serviti a creare l’esplosione di emozioni vissuta dal nostro Daniele PASCA.

Era il 28 settembre, dopo uno dei tanti allenamenti in compagnia, confidarsi dicendo che tra un mese le vacanze 2015 verranno trascorse a New York con moglie e alcune coppie di amici. Il periodo in cui capita la notte di Halloween e poi il giorno dopo l’evento in cui l’intera  città si ferma… la maratona.  Un evento da vedere, stando magari al bordo della strada per ammirare quelle macchine da corsa dei keniani, esseri bionici che riescono a fare 42km correndo alla velocità in cui noi  riusciremmo a fare solo i 100 metri a perdifiato (e che non sia una ripetuta). Per poi  vedere dopo tutta la massa di corridori amatoriali di cui ti ci senti parte, perchè tante volte sei stato uno di loro, sai cosa provano in quei momenti e sai di cosa loro hanno bisogno: di un tuo supporto. Grosso modo questo l’argomento della confidenza ai compagni di allenamento. Con sotto inteso  la voglia “perversa” di aver piacere a fare la follia. Bhè li è stato un po come stare sul precipizio e chiedere a chi è un folle almeno quanto te, se buttarsi o meno.

Senza descrivere i dettagli precisi, diciamo che la procedura di convincimento a tentare di partecipare  alla maratona di New York, è stata piuttosto cruenta…

Il giorno seguente sorge un problema: scavalcare l’unica barriera che ti separa del “precipizio”… cioè reperire il pettorale!

Ci si ritrova il 30 settembre con un modulo di iscrizione compilato e con una procedura online. E solo un click per lanciarsi nel vuoto. Solo un click per passare da potenziale spettatore a sicuro protagonista!

L’analogia del “gettarsi nel vuoto” è conseguenza dell’azzardarsi ad affrontare la distanza dei 42195 metri senza una adeguata preparazione atletica e senza il tempo materiale per allestire un minimo programma di allenamento. Appena  il tempo di fare un lungo di 28km e uno di 35km.

Alcuni runners non hanno il coraggio di sfidare la Madre Maratona senza sentirsi atleticamente preparati… un po per una questione di rispetto per la distanza, un po per timori di subire disagi fisici.

Chi ama la corsa nel suo lato più dolce, chi non sopporta l’antagonismo, chi non si predilige un obiettivo più o meno ambizioso o teme ciò che possono pensare gli altri sulla prestazione che offrirà, non pensa nemmeno per scherzo di rifiutarsi di correre una maratona. E non una qualsiasi, ma la MARATONA DI NEW YORK.

Noi corridori sappiamo  che tutte le maratone sono lunghe uguali. Chi non corre abbina la parola MARATONA alla città di NEW YORK. Come se quella fosse un maratona particolare, speciale,unica, leggendaria. Semplicemente per sentito dire…

La prima maratona per DANIELE, il primo nostro atleta tesserato a prendervi parte, terzo dei cittadini ruffanesi nella storia delle 45 edizioni. Solo un sistema organizzativo del genere può riuscire a gestire in maniera eccellente 70 mila partecipanti.

La straordinarietà della maratona di New York? Per chi ancora non lo sapesse, i partecipanti vengono scaraventati in  un contesto in cui ti fanno sentire importante, come se fossi l’unico corridore che conta per tutti loro, sia dallo staff e che dal  pubblico.

Ecco le sensazioni raccolte della parole di Daniele.

New York è una città meravigliosa. Super organizzata e no stop. Non si ferma mai, attività aperte per 24 ore, come metro e trasporti. I colori della notte, i colori degli alberi nei giorni autunnali, i maestosi grattacieli, le larghissime strade, l’ordine del traffico e la sicurezza pubblica. Sono tutte caratteristiche che rimangono impresse affinchè tutta questa maestosità sia affascinante agli occhi di noi turisti… e turisti provenienti dalla realtà italiana.

Ritiro il pettorale in una struttura gigantesca ma nello stesso tempo semplice ed intuitiva nel reperire gli stand e il punto del ritiro, dove comunque vi era poca gente in fila. Grandiosa poi la parte riservata agli articoli dei runners dove era reperibile veramente tutto!

La febbre inizia a salire e fa una certa impressione il mio numero di pettorale: 54997, mai così alto. A dire il vero a questa manifestazione arrivavano a 73000 e non a 55000 come si diceva.

Trascorsa la notte di Halloween ,dopo aver fatto solo 2 ore di sonno,  sono in piedi. Pronto per il grande evento. Indosso la tenuta che ho preparato per l’occasione, unica e speciale come un abito da sposo, scendo dall’hotel che è ancora notte fonda. Alle 5.45 c’è il traghetto che da Manhattan mi deve portare a Staten Island, sede della partenza.

Arrivato alle 6.30 al piccolo isolotto dove ci sarà lo  start. Intorno a me solo corridori, una marea umana che si sposta verso le sedi del raduno. Qui nessun accompagnatore è ammesso. Sono circondato esclusivamente da partecipanti alla gara e personale dello staff. Enormi stand adibiti per le colazioni, ogni tipo di alimento aveva uno spazio tutto per se. Fatto così una abbondante colazione. La mia partenza è alle 10.40 , la terza onda.

Inizia così una attesa fatta di tensione, trepidazione e tanti pensieri. Penso a che cosa ci faccio qui, al perchè lo sto facendo. Penso che sto solo e mi manca tremendamente il condividere questa esperienza con amici o compagni di squadra. Loro sono li nel Salento, il gruppo whatsapp è il prezioso legame che in questo momento me li fa sentire vicini. Stanno sintonizzati su RaiSport1, guardano, mi cercano in qualche inquadratura, scrivono messaggi, mi incitano. Passo il tempo a mandare foto. Sono lontanissimi ma li sento qui, tra le mie mani nel mio cellulare. Le prime onde sono partite e il ponte di Verrazzano è gremito di runners sui 2 suoi piani. Spettacolare colpo d’occhio. Tra un po tocca a noi.

Aerial shots taken at the start of the 2008 New York City Marathon at the Verrazano Bridge.

Partita la seconda onda comincia lo schieramento. Il cuore inizia a battere forte. Uno dei momenti più toccanti è proprio lo start. I potenti amplificatori suonano l’inno nazionale degli Stati Uniti. Non è la mia nazione ma nell’ascoltarlo un brivido mi sale dai piedi alla testa. Una sensazione incredibile, finito l’inno segue un grande botto e il boato dei partecipanti, è come un ruggito di leoni per quanta carica e adrenalina è stata sprigionata. La progressione dei brividi è esplosa in un pianto ai primi passi della mia prima maratona.

L’affollamento è incredibile, per percorrere il primo chilometro ci impiego più di 12 minuti. Non si può fare veramente di più, è impossibile andare più veloce. La partenza è strutturata in tre scaglioni. Sul mitico ponte di Verrazzano, io sono capitato sotto, alla carreggiata affianco alla ferrovia. Sopra di noi ci sono gli altri 2 scaglioni su entrambe le carreggiate. Il suono che si sente, il panorama e il colpo d’occhio solo del passaggio del ponte, valgono il prezzo del biglietto… 6 NOV 1994: THE START OF THE 25TH NEW YORK MARATHON FROM STATEN ISLAND, NEW YORK. Mandatory Credit: Simon Bruty/ALLSPORT

Appena superato il ponte, dopo il secondo miglio, i tre scaglioni seguono strade diverse per più di un altro miglio (1.6km) in un intreccio di strade e cavalcavia. In corrispondenza del 5°Km i tre scaglioni confluiscono tutti in un unico imbuto. Spettacolare il momento dell’unione salutato con grida festanti tra tutti i partecipanti delle tre masse, come  bambini. Tante gocce d’acqua si uniscono in un unico mare (se pur ancora diviso su carreggiate diverse). 

Entriamo a Brooklyn e inizia lo spettacolo: ora i bordi delle strade stanno stracolmi di gente festosa, urla da stadio, uno stadio immenso. Mi sembra come quelle parate festose che fanno le squadre vittoriose al rientro in mezzo ai propri tifosi in tripudio. Inizia la musica, fatta anche di gruppi che esibiscono dal vivo. La gente ai bordi ti da il cinque, persino zampe dei cani per dare supporto e incitare ai corridori. Uno spettacolo nello spettacolo. Il suggerimento di scrivere il mio nome sulla maglia è stato azzeccatissimo: non so neanche io quante volte ho sentito urlare il mio nome. Il pubblico sembra scatenato, e pensare a quanti ne son passati prima di me e a quanti ne passeranno dopo, è facile immaginare che la loro voce oggi verrà lasciata sulle strade…

Al quindicesimo km, capito vicino ad un italiano (sardo), parliamo un po e ci scambiamo delle impressioni, ascolto finalmente una lingua che comprendo,  ma solo per 1km, il tempo di accorgerci che io ero interista e lui juventino. Come al solito la corsa unisce e il calcio divide…

Il tempo vola, al 20 km stiamo nel quartiere Queens, e qui la musica cambia. Nel senso che la musica commerciale che animava il passaggio a Brooklyn, lascia spazio a musica di tipo religioso. Artisti vestiti con abiti tradizionali suonavano motivi particolari, per tutte le razze e per tutte le religioni.

Piccolo break di pubblico a partire del km 25, al passaggio del ponte di Queensboro Bridge per poi arrivare a Manhattan. Qui poi è un cercarsi con i miei compagni di viaggio, infatti c’è il passaggio nelle vicinanze del nostro hotel, ma niente, difficile trovarsi in questa folla.

I km scorrono salutando il pubblico e ammirando musicisti e suonatori di tamburo, ma la fatica inizia a sentirsi. Al 32mo km il Bronx propone musica Rock, quello che ci vuole per dare la carica prima di una lunga salita di oltre 4 km. La crisi è cominciata, alterno corsa a camminata, sento che le mie gambe mi hanno mandato a quel paese… mi fermo al punto massaggi al 35mo km, dove 2 ragazze con delle borse di ghiaccio strofinano i miei arti inferiori  preda dei crampi. E’ vero che la maratona non sono 35km più 7km: quando inizia la crisi, dopo il 32mo ogni km pesa in maniera esponenziale e mi manca la preparazione. In ogni caso mai pensato minimamente di fermarmi.

Si rientra a Manhattan e inizia il Central Park. I massaggi un po son serviti e al 37mo una partecipante di Ladispoli mi invitava a tenere il passo 5.30 ed a portarlo fino all’arrivo, ho resistito per quasi un chilometro ma non ce la facevo è ho dovuto rallentare.

Al 38mo trovo finalmente mia moglie Arianna e mi fermo per un abbraccio. Mi da lei le ultime energie per concludere. Tra le tante cose, mi dice che da Ruffano tutti fanno il tifo per me. Non so, anche se è una cosa apparentemente banale e ovvia, mi è servito a farmi coraggio.

E c’è sempre il pubblico, immenso in tutti i sensi, incredibile il loro calore donato a degli sconosciuti!

Non cammino più nei 4 km finali, riesco a correre  fino all’arrivo. Non ci sono parole per descrivere la conclusione: sciarpa dell’Inter e sguardo rivolto al cielo, classico segno della croce ed un pianto a far sfogare ancora la mia gioia. C’è l’ho fatta, non mi sembra vero! Appena qualche metro più avanti mi  piego per continuare il mio sfogo, ma tempo 3 secondi e mi sento sostenere per braccio da 2 componenti dello staff; mi chiedevano come sto e se è tutto ok. Certo che lo è…  It’s  all right!!!

medaglia nyEccola la medaglia, e il viaggio verso l’uscita è correlato da un vero e proprio sentirsi coccolato dallo staff, mantellina riscaldante, ristoro e poi tanti complimenti. Ora le parole che sento non sono più “go Daniele!” ma “congratulation”. In fondo sono solo uno dei tanti, uno dei 70 mila, ma anche loro mi fanno sentire importante!

Ringrazio in primis Maria Lucia per avermi acceso la scintilla e per avermi spronato a partecipare senza indugiare . Ringrazio Alessandro per la cura della parte burocratica dell’iscrizione e per aver coordinato l’emozionante video di incitamento che mi è giunto nella vigilia. Ringrazio tutti i miei compagni di allenamento e in particolar modo Roberta e Vittorio. Ringrazio tutti coloro (e sono tanti) che hanno avuto un pensiero di incoraggiamento i giorni precedenti e hanno creduto un me. Infine un pensiero speciale a tutti i miei parenti e in particolare ai miei amori Ary, Fede e Leo.

Spero veramente di poter riviere ciò che è stato questo evento, e farlo insieme ai miei compagni di squadra. Ci terrei tanto che anche loro vivessero le sensazioni che forse solo questa maratona riesce a regalare.  La parole non renderanno mai l’idea di ciò che è stato!

DANIELE PASCA

 

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