I benefici della camminata

Tratto dal sito www.naturaumana.it

Camminare è un movimento innato nell’uomo tant’è vero che la deambulazione è uno stadio dello sviluppo motorio che si acquisisce spontaneamente. Il camminare non comporta nessun movimento forzato e quindi nessun trauma all’apparato locomotore (come invece può succedere nella corsa).

Per quanto riguarda l’apparato osteo-artro-muscolare, camminando si migliora il tono muscolare per cui la fibra, irrorata da più sangue si ossigena e si rinforza; le articolazioni, movendosi in modo naturale, mantengono un elevato grado di elasticità nei tendini e nei legamenti; anche il tessuto osseo si mantiene compatto prevenendo rischi di deterioramento precoce dello scheletro come l’osteoporosi.

Per quanto riguarda il sistema cardiocircolatorio, in un camminatore abituale il cuore risulta più grosso sia perché le cavità si ampliano per contenere una quantità di sangue maggiore sia perché le pareti, costituite da tessuto muscolare, si rinforzano e si ispessiscono. La frequenza cardiaca diminuisce e per affrontare uno sforzo occorrono un numero minore di pulsazioni. La circolazione sanguigna si modifica perché le pareti dei vasi diventano più elastiche ed il sangue scorre incontrando meno resistenza. Diminuisce, quindi, la pressione sanguigna e c’è un migliore ritorno venoso del sangue al cuore (camminare previene il rischio d’infarti e arteriosclerosi).

Camminare migliora anche l’apparato respiratorio perché i muscoli annessi alla cassa toracica si rinforzano e permettono un ampliamento dello spazio per i polmoni i quali possono espandersi carichi di ossigeno. Questo porta ad un rallentamento della frequenza respiratoria proprio perché la quantità di aria che si butta fuori dopo un rigonfiamento massimo del torace è maggiore. Ovviamente la respirazione durante la camminata trae giovamento anche dall’ambiente in cui avviene: contesto naturalistico con aria pura e non inquinata. Inoltre la presenza nell’aria di ioni negativi (quelli con più elettroni) che facilitano il passaggio dell’ossigeno nel sangue risulta maggiore in presenza di piogge, cascate e celidonie (erba sempreverde). L’attività del camminare è decisamente aerobica, non ci sono strappi violenti e le energie provengono prevalentemente dalla respirazione (combustione di glucidi e lipidi in presenza di ossigeno). Camminare favorisce l’attività dei polmoni ed il lento e regolare movimento della cassa toracica che a sua volta è un massaggio per tutti gli organi ivi contenuti, come pure per i polmoni stessi, il cuore, il fegato, i reni e lo stomaco.

Camminare è una pratica salutare per i nostri piedi. Nel piede la struttura ossea occupa la parte superiore, sotto c’è la polpa, un’ampia massa riccamente vascolarizzata. Quando si cammina questa massa viene, alternativamente nei due piedi, compressa e rilassata. Il sangue venoso viene spinto in alto, quello arterioso aspirato in basso. I piedi in cammino sono quindi due potenti pompe che affiancano ed aiutano la pompa principale, il cuore. Secondo la riflessiologia, inoltre, alle varie zone sulla pianta del piede corrispondono gli organi del corpo (cuore, fegato, polmoni, ecc..) e quindi ogni passo è un massaggio tonificante e benefico per tutto il corpo.

Il camminare apporta benefici anche al sistema nervoso procurando un rilassamento che giova a ristabilire l’equilibrio compromesso dai ritmi frenetici della vita quotidiana. Neurologi americani effettuando l’encefalogramma ai viaggiatori hanno rilevato che cambiare ambiente e avvertire il passaggio delle stagioni nel corso dell’anno stimola i ritmi cerebrali e contribuisce ad un senso di benessere, di iniziativa e di motivazione. Il moto è la migliore cura per la malinconia come sapeva Robert Burton (l’autore di The Anatomy of Melancholy). “I cieli stessi girano attorno di continuo, il sole sorge e tramonta, stelle e pianeti mantengono costanti i loro moti, l’aria è in perpetuo agitata dai venti, le acque crescono e calano…per insegnarci che dovremmo essere sempre in movimento”.

Durante questa attività aumenta il ricambio del nostro organismo e tutte le scorie cominciano ad essere espulse soprattutto attraverso il sudore. La nostra pelle “piange” fuori dal corpo le nostre tossine fisiche (ma anche i disagi psichici). I commenti dei camminatori rispetto a questo sono univoci: tutti, al termine di una camminata, hanno la sensazione di essersi depurati, sono magari molto stanchi ma in modo sano.

Il camminare modifica anche la nostra capacità di percepire attraverso i cinque sensi. Si modifica il tatto. Le nostre mani si trovano a toccare superficie grezze, irregolari, rugose comunque diverse da quelle a cui sono abituate; spesso a contatto con temperature fredde; a dover essere utilizzate per crearsi passaggi attraverso cespugli. Anche i nostri piedi, attraverso l’appoggio fermo ed attento, riescono a percepire l’energia che proviene dalla terra da cui sono sorretti. La vista è sollecitata a sperimentare nuovi modi di percepire ed il cambiamento dei punti di vista. La materia prima non manca: la luce del sole, il gioco delle ombre, i colori naturali, la comparsa di stimoli improvvisi ed inusuali per i nostri occhi (animali, vegetazione, insetti). Durante una camminata si può guardare in avanti (e di conseguenza pensare al futuro: quanto manca ad arrivare), osservare i propri piedi che camminano e concentrarsi sul punto in cui siamo, guardarsi indietro pensando o chiedendosi quanto percorso si è già affrontato. Il nostro odorato, abituato nelle vita di tutti i giorni ad essere sollecitato da stimoli piuttosto artificiali, si trova, durante la camminata, ad affrontare input naturali e grezzi e ad imparare a riconoscerli ed a riconoscerne i cambiamenti lungo il cammino.  Anche il gusto lavora in modo più naturale permettendoci di sperimentare sapori come quelli dei frutti selvatici o dell’acqua delle sorgenti. Mai il cibo appare così saporito, anche se scarso, come al momento della sosta dopo uno sforzo di parecchie ore. L’udito, infine, si può soffermare sul gioco che il vento fa con le foglie, sullo scorrere dei torrenti, sui versi degli animali, sul suono del proprio passaggio e del proprio respiro o semplicemente concentrarsi sul silenzio. Camminare permette di sviluppare la sensibilità personale che ci porta ad osservare le variazioni dei fattori climatici che avvengono intorno a noi.

Come David Le Breton descrive in modo molto poetico, camminare è un’esperienza sensoriale totale. “Chi cammina esplora lo spazio in lungo e in largo ma compie lo stesso percorso anche attraverso il suo corpo che assume le dimensioni di un continente la cui conoscenza è sempre in divenire. Il corpo di chi cammina partecipa con tutte le sue fibre al pulsare del mondo, tocca la terra o i sassi, le sue mani accarezzano la scorza degli alberi o si rinfrescano nei ruscelli, fa il bagno negli stagni o nei laghi, si lascia penetrare dagli odori. Ode le grida degli uccelli, il fremito dei boschi, gli scoppi dei temporali. Conosce le piaghe, la pioggia gli bagna i vestiti, gli infradicia le provviste e riempie di fango i sentieri. Il freddo rallenta la sua marcia e il caldo gli incolla i vestiti sulla pelle mentre il sudore gli cola sulla fronte”. Quello che distingue il camminare a piedi è un coinvolgimento totale del proprio corpo soprattutto perché camminare, come sostiene Riccardo Canovalini, camminatore di professione, è anche fatica: “Mi piace moltissimo la salita, mi piace fare fatica, la fatica è un valore da riscoprire e da far conoscere. Quando sono in viaggio con uno zaino faccio fatica e quindi sento che il mio corpo funziona, e questa sensazione è positiva”.

Camminare muove tutto ciò che stagna e dunque a seconda del nostro stato d’intossicazione psico-fisica possiamo vivere disagi fisici lungo il cammino. Anche se dopo può aumentare la stanchezza, sono i primi tre giorni quelli più carichi di tensioni e malesseri. Soprattutto su soggetti non allenati e dunque rigidi, si possono presentare strappi, dolori muscolari ed articolari di origine infiammatoria, mal di testa, problemi gastro-intestinali, malumori e difficoltà a vivere nel gruppo. La necessità di adattarsi a situazioni nuove, a cambiamenti di clima e di temperatura, a disagi a volte avvertiti come pericoli, ai raggi ultravioletti, ad un’alimentazione diversa, rappresentano un superlavoro per il nostro sistema di difesa il cui indebolimento può causare raffreddori, febbri, herpes.

Psicologa Daniela Frosoni